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Intervista a Leonardo Paolino

Abbiamo chiesto ad alcuni atleti, clienti e amici di Effetto Mariposa di raccontarci come vivono la loro passione per la bicicletta. Conosceremo 12 personaggi che ci racconteranno le loro esperienze, le loro skills e quanto amano il mondo delle due ruote. Oggi è il turno di Leonardo Paolino, amatore del Team Ridiculous, appassionato di Marathon MTB, ciclocross e strada.

Leonardo Paolino Dolomiti Hero

E pensare che doveva comprarsi una moto. Correva l’anno 2003 quando, complice l’arrivo del primo figlio, Leonardo Paolino optò per una mountain bike anziché per una due ruote a motore e cominciò a scoprire le campagne toscane dietro casa, a Pontedera; soprattutto i fantastici percorsi del Monte Serra. Da lì, la passione ha cominciato a germogliare con un’escalation impressionante: fonda la squadra ufficiale di MTB Forum che, in poco tempo, supera i cento iscritti in tutta Italia. Poi comincia la predilezione per le gare di Endurance e Marathon: “Le ho fatte praticamente tutte”, racconta Leonardo, “la Hero Dolomites per ben 5 volte poi Dolomiti Superbike, 3Epic Marathon, per dirne alcune…anche molte all’estero, la Salzkammergut Trophy in Austria, la Titan Desert in Marocco e la JoBerg 2c in Sud Africa, la più lunga gara a tappe di MTB, di circa 900 kilometri, poi un lungo viaggio in Iran…”

Leonardo Paolino e il ciclocross

Insomma, Leonardo, abbiamo capito che ti piace la fatica, quella vera…
“Prima del ciclismo ho fatto molti sport, sempre a livello agonistico amatoriale: calcio, arti marziali, nuoto. Ma la bici è quella che mi ha conquistato del tutto perché amo misurarmi con la fatica prolungata. Oltre alla MTB vado su strada, poi mi alleno con il Ciclocross. La mia passione è nata insieme alla mia azienda e i due mondi sono cresciute insieme…”

Giusto, tu hai un’azienda informatica che, al momento, conta circa 130 dipendenti. Come trovi il tempo di allenarti in bici?
“Se ho uno stimolo ambizioso, come la preparazione di una gara, non ho problemi ad alzarmi alle cinque del mattino, anche per tre giorni alla settimana. Comunque, dall’anno scorso, ho deciso di ritagliare un po’ di tempo per me e organizzare l’azienda in modo da distribuire le responsabilità: ora, ho finalmente due giorni più liberi dove posso dedicarmi ad altro: ai miei ulivi e alla bicicletta”.

Visti i molti Km che percorri all’anno in bicicletta, avrai una lunga storia di forature…
“Facendo molte gare endurance, uso il lattice e i salsicciotti sin da quando sono nati: i primi modelli in commercio, però, si logoravano molto velocemente e assorbivano il lattice. Davano protezione contro le forature ma non erano l’ideale. Poi ho provato i Tyreinvader e la differenza si sente: sono più leggeri e più rigidi, non si deteriorano e non assorbono il lattice. Quindi si può mettere meno lattice nel copertone: se poi è di maggiore qualità come il Caffelatex, tutto il sistema dura di più e dà una sicurezza invidiabile, puoi andare più forte…”

Vai addirittura più forte grazie ai Tyreinvader?
“Sì, prima di tutto perché mentalmente sei più sicuro: amo andare molto forte in discesa sulle strade sterrate. In tanti anni ho acquisito anche una discreta tecnica ma prendere colpi molto forti con le pietre è davvero pericoloso, provoca pizzicature e tagli al copertone, che può scoppiare in un attimo: sapere che il cerchio è protetto dal Tyreinvader e che il copertone non mollerà del tutto anche in caso di foratura aiuta a lasciare i freni. Inoltre, puoi viaggiare a pressioni più basse, tutto questo a favore dell’aderenza. Spesso non mi sono accorto di aver forato.”

Davvero? Sei arrivato in fondo alla gara con la ruota a terra senza accorgertene?
“Una volta è successo a me e un’altra a un amico. Sono arrivato in fondo ad una gara della Coppa Toscana e mi sono accorto che non c’era più aria nella ruota posteriore! Però ho continuato a guidare bene, senza accorgermene. Così ora uso il Tyreinvader anche nel ciclocross e nel gravel”.

È vero che, per prepararti alla Solo Race della 24H di Finale, ti allenavi per decine di ore dopo l’ufficio?
“È vero, stavo fuori giornate e nottate intere, andando in bici di giorno fino alla notte, con le luci, per ritornare il giorno dopo, sono esperienze che ti formano”, (ride).

Leonardo Paolino in bici per 24 ore!

Sembri un ciclista che, oltre ad andare in gruppo, ama molto l’allenamento in solitaria…
“Sai, oltre alle gare e alla competizione, che mi appassionano, mi piace vedere la bici come un mezzo esplorativo, per poter viaggiare. In certe occasioni, poi, pedalare ti lascia pensare al lavoro con ritmi diversi. Ma l’elemento principale che ho acquisito nell’ambito lavorativo, come riflesso della bici, è la capacità di riuscire a tenere duro, di tirare avanti sotto stress anche quando sei troppo affaticato. Certe cose te le insegna solo il ciclismo: quando il corpo urla e non ce la fa più, per qualche ragione atavica, vai avanti lo stesso, non abbandoni mai. Poi la bici ti dà dinamismo, cominci a ragionare per obiettivi concreti, non vai avanti per inerzia. Curi l’allenamento, l’alimentazione e il sonno per coglierne i frutti magari solo dopo 5 o 6 mesi”.

Certo, ragionare a lungo termine è utile nel ciclismo ma anche, soprattutto, nella vita di tutti i giorni…
“Esatto, ragionando per obiettivi pianificati, con la giusta squadra, puoi gestire meglio i picchi emotivi delle soddisfazioni o insoddisfazioni professionali.

Abbiamo cominciato parlando di bici e siamo finiti a parlare di filosofia, in pratica…
(Ride) “Già, la bici è un po’ anche quello…”

Ma i tuoi prossimi obiettivi ciclistici quali saranno?
“Quest’anno vorrei rifare la 24H di Finale Ligure e mi sono già iscritto alla Hero Dolomites. Però, per adesso, sto dedicando un po’ di tempo alla campagna”.

Lasciamo Leonardo mentre sta potando gli ulivi tra i campi del suo cascinale, raccogliendo fascine di legna e cimentandosi nella difficile arte del muretto a secco; tutte attività che gli stampano sul volto un bel sorriso, che svetta sotto una lieve coltre di barba: “ho iniziato da poco con la campagna, ma mi piace molto e mi sto attrezzando”. Dal garage aperto, però, spuntano alcune bici, due MTB e una ciclocross… siamo certi che, presto, passerà dalle fasce delle colline toscane ai soliti, splendidi, sentieri impolverati.

 

Effetto Mariposa

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